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Approfondimento

FESPA Global Print Expo 2026: cosa aspettarsi davvero dalla prossima edizione

Quando si parla di “formato”, in stampa succedono due cose:

  1. c’è il formato finito (quello che vuoi ottenere: A4, 10×15, 70×100 ecc.)

  2. c’è il formato di macchina (il foglio o il rotolo su cui si stampa davvero, prima di tagliare e rifilare).

E qui sta il punto chiave: non esiste un elenco “unico e definitivo” di tutti i formati disponibili, perché il limite reale lo fa la macchina (luce di stampa, pinza, passaggio carta, percorso, tipo di alimentazione), oltre al materiale. Però esistono famiglie e standard molto solidi che coprono praticamente tutto il mercato. Questa guida mette ordine, separando standard carta, formati tipici di produzione e limiti tipici per tecnologia.


1) La base: standard carta e formati “universali”

Serie ISO A, B, C (Europa e gran parte del mondo)

La più usata in assoluto è la serie A (A0, A1, A2, A3, A4…). A4 è 210×297 mm, A3 è 297×420 mm, e così via. La serie B è spesso usata per poster e alcuni stampati editoriali; la C è tipica per buste (C4, C5, C6).

Serie RA e SRA (formati “grezzi” per stampare e rifilare)

Qui entriamo nella vita vera di produzione. I RA/SRA sono formati più grandi del corrispondente A, pensati per avere margini, crocini e abbondanze e poi rifilare pulito.

Esempi pratici (molto comuni in digitale e offset):

  • SRA3: 320×450 mm

  • SRA2: 450×640 mm

  • RA3: 305×430 mm

  • RA2: 430×610 mm

Nota utile: lo standard RA include anche l’indicazione fibra/corsa carta (short grain / long grain), importante soprattutto in piega e lavorazioni.

Formati Nord America (Letter, Legal, Tabloid…)

Se lavori anche per clienti US/Canada, entrano in gioco Letter (8.5×11”), Legal (8.5×14”), Tabloid (11×17”) ecc. Sono fuori dallo schema ISO e vanno gestiti a parte.


2) Stampa tipografica (offset): i formati “di macchina” più diffusi

Nel mondo offset a foglio, spesso sentirai parlare per “famiglie” come 35×50, 50×70, 64×90, 70×100 (e varianti vicine). Sono modi pratici per indicare la classe della macchina e il foglio di lavorazione.

Esempi tipici:

  • 50×70: molto comune per commerciali, astucci piccoli, comunicazione.

  • 70×100: classico per grandi tirature, editoria, packaging leggero.

  • 64×90: diffusissimo in Europa in molte tipografie.

  • (Poi ci sono macchine ancora più grandi, ma qui entriamo nel “su misura”.)

Un riferimento utile è che molte tipografie parlano esplicitamente di macchine 70/100 per indicare la categoria.
E se vuoi una panoramica tecnica dei fogli e delle lastre per diversi modelli di macchine offset, trovi tabelle dedicate (molto pratiche per capire i limiti reali).

Cosa significa per chi impagina

  • Quasi mai stampi “un A4 su un A4”: in produzione è più tipico A4 su SRA3/RA3 e poi rifilo.

  • Le abbondanze e l’imposizione cambiano parecchio tra 50×70 e 70×100: non è solo “più grande”, è proprio un altro modo di sfruttare il foglio.


3) Stampa digitale: tre mondi diversi (sheet, bobina, grande formato)

3.1 Digitale a foglio (sheetfed): il regno di SRA3 e “13×19”

Molte digitali professionali lavorano intorno a:

  • SRA3 (320×450 mm) come formato operativo tipico

  • la classe 13×19” (circa 330×482 mm) come “massimo” su molte macchine

Per esempio, una HP Indigo in formato 13×19” dichiara 330×482 mm come massimo foglio (con area immagine leggermente inferiore).

In pratica, i formati finiti più comuni che “cadono bene” su queste classi sono:

  • biglietti, A6, A5, A4

  • pieghevoli A4 (2 ante, 3 ante)

  • piccoli packaging stesi (dipende da fustella e pinza)

3.2 Digitale a bobina/web (etichette e packaging): conta la larghezza

Qui il formato non è “foglio”, è larghezza bobina + lunghezza variabile. Per le etichette digitali una distinzione tipica è:

  • 330 mm (narrow web)

  • 520 mm (wide web)

Questo è utilissimo perché ti dice subito:

  • quante etichette affianchi in banda

  • quanto margine hai per fustellatura, vernici, laminazioni, ecc.

3.3 Grande formato inkjet (plotter): rotoli da 24”, 36”, 44”, 60”…

Nel grande formato, la metrica più pratica è ancora una volta la larghezza del rotolo:

  • 24″ (circa 610 mm)

  • 36″ (circa 914 mm)

  • 44″ (circa 1118 mm)

  • 60″ (circa 1524 mm)

Sono misure ricorrenti sul mercato (poi ogni produttore ha varianti). Su macchine “24-inch roll”, per esempio, la caratteristica principale è proprio il rotolo da 24”.

Qui dentro ci finiscono: poster, banner, pannellistica morbida, carte fotografiche, tele, materiali per allestimento, e spesso anche adesivi in bobina.


4) Serigrafia: formato “telaio”, non formato “carta”

La serigrafia è diversa: il limite non è solo il foglio, ma soprattutto:

  • dimensione del telaio

  • area utile di stampa (più piccola del telaio)

  • tipo di banco/macchina e corsa racla

  • materiale (carta, PVC, tessuto, pannello rigido…)

Per questo, parlare di “tutti i formati” in serigrafia significa parlare di classi:

  • piccolo/medio formato (tipico per stampe, grafiche, campioni)

  • grande formato (pannelli, display, vetrofanie, tessile tecnico)

Molti impianti la gestiscono con formati foglio simili all’offset (50×70, 70×100 ecc.) oppure direttamente “a misura” su supporti specifici. Il punto pratico è: in serigrafia la taglia si decide sul telaio e sulla macchina, non sullo standard ISO.


5) Una mappa pratica: come scegliere il formato giusto senza impazzire

Se devi stampare commerciale (brochure, flyer, cataloghi)

  • Progetta sul formato finito (A4, A5, 210×210 ecc.)

  • Chiedi subito se si stampa su SRA3 / SRA2 / 50×70 / 70×100

  • Imposta abbondanza coerente con la tecnologia e la finitura (taglio, piega, punto metallico, brossura…)

Se devi stampare packaging

  • Il tuo “formato” vero è lo steso fustella

  • Verifica:

    • massimo foglio (digitale a foglio) oppure larghezza bobina (web)

    • pinza e margini non stampabili

    • verso fibra (se ci sono pieghe importanti)

Se devi stampare grande formato

  • Ragiona per larghezza rotolo (24/36/44/60”) e poi altezza libera

  • Attenzione a: giunte, occhielli, tasche, asole e rinforzi (che “mangiano” cm)

Se devi andare in serigrafia

  • Fatti dire area utile e telaio

  • Se ci sono tinte piatte critiche, chiedi prove e tolleranze (la serigrafia è fantastica, ma è un processo “fisico”: ogni impianto ha le sue regole)


6) Mini glossario (quello che chiarisce metà delle incomprensioni)

  • Formato finito: dimensione del prodotto consegnato.

  • Formato di stampa/lavorazione: foglio o banda su cui si stampa prima della rifilatura.

  • RA/SRA: formati grezzi per poter rifilare A finito.

  • Area immagine: la parte realmente stampabile (spesso meno del foglio massimo).

  • Fibra (grain): direzione delle fibre della carta, decisiva per piega e stabilità.


Se vuoi, lo adatto al tuo blog in chiave ancora più “operativa” (tipo: tabella formato finito → formato consigliato di stampa per digitale/offset, e una sezione dedicata al packaging, che è il tuo mondo). In più posso chiuderlo con una checklist pronta da incollare in preventivazione o briefing cliente.

vorrei un articolo un po più formale, non “fatti dire area utile e telaio” puoi riscriverlo in modo che sia pronto per essere pubblicato per un audience che non conosco e per la quale vorrei un tono più formale?

Formati di stampa: panoramica completa tra digitale, tipografica e serigrafica

La scelta del formato rappresenta uno degli aspetti più rilevanti nella progettazione di uno stampato. Spesso si tende a identificare il formato con la dimensione finale del prodotto, ma in ambito produttivo occorre distinguere tra formato finito e formato di stampa. Comprendere questa differenza è fondamentale per ottimizzare costi, resa qualitativa e processi di lavorazione.

Questo articolo offre una panoramica strutturata dei principali formati utilizzati nella stampa digitale, tipografica (offset) e serigrafica, con riferimento agli standard internazionali e alle configurazioni produttive più diffuse.


1. Formati carta standard: il riferimento normativo

Serie ISO A, B e C

In Europa e in gran parte del mondo si utilizzano i formati definiti dalla norma ISO 216. La serie A è la più diffusa:

  • A0: 841 × 1189 mm

  • A1: 594 × 841 mm

  • A2: 420 × 594 mm

  • A3: 297 × 420 mm

  • A4: 210 × 297 mm

  • A5: 148 × 210 mm

La serie B viene utilizzata principalmente per poster e prodotti editoriali, mentre la serie C è destinata prevalentemente alle buste, progettate per contenere i formati della serie A.

Formati RA e SRA

I formati RA (Raw Format A) e SRA (Supplementary Raw Format A) sono versioni maggiorate dei corrispondenti formati A. Sono concepiti per consentire l’inserimento di abbondanze, crocini di registro e segni di taglio, rendendo possibile la rifilatura al formato finito senza perdita di contenuto.

Esempi comuni:

  • RA3: 305 × 430 mm

  • SRA3: 320 × 450 mm

  • RA2: 430 × 610 mm

  • SRA2: 450 × 640 mm

Questi formati sono ampiamente utilizzati sia nella stampa digitale sia nella stampa offset.

Formati nordamericani

Nei mercati statunitensi e canadesi sono diffusi formati differenti, tra cui:

  • Letter: 8,5 × 11 pollici

  • Legal: 8,5 × 14 pollici

  • Tabloid: 11 × 17 pollici

La gestione di progetti internazionali richiede particolare attenzione alla compatibilità tra sistemi di misurazione e standard di riferimento.


2. Stampa tipografica (offset): formati di macchina

Nella stampa offset a foglio il formato di riferimento non è il formato finito, bensì il formato massimo gestibile dalla macchina da stampa. Le tipografie operano comunemente con classi dimensionali quali:

  • 35 × 50 cm

  • 50 × 70 cm

  • 64 × 90 cm

  • 70 × 100 cm

Il formato 70 × 100 cm rappresenta uno standard ampiamente diffuso per produzioni editoriali e commerciali di medio-grande tiratura. Il formato 50 × 70 cm è frequentemente utilizzato per stampati commerciali, materiali promozionali e astucci di dimensioni contenute.

La scelta del formato di macchina incide direttamente su:

  • imposizione delle pagine

  • numero di soggetti per foglio

  • sfrido carta

  • costi di produzione

Nel processo offset, il formato di lavorazione viene successivamente rifilato per ottenere il formato finito desiderato.


3. Stampa digitale

La stampa digitale si suddivide in tre principali categorie operative: a foglio, a bobina e grande formato inkjet.

3.1 Digitale a foglio (sheetfed)

Le macchine digitali professionali operano frequentemente su formati quali:

  • SRA3 (320 × 450 mm)

  • 330 × 482 mm (classe 13 × 19 pollici)

L’area effettivamente stampabile può risultare leggermente inferiore al formato massimo del foglio, a causa dei margini tecnici necessari al trasporto del supporto.

Questa tecnologia è particolarmente adatta per:

  • brochure

  • cataloghi

  • pieghevoli

  • piccole tirature di packaging

  • materiali promozionali personalizzati

3.2 Digitale a bobina (web)

Nella stampa digitale a bobina, tipica del settore etichette e packaging flessibile, il parametro principale è la larghezza della banda. Tra le misure più diffuse:

  • 330 mm (narrow web)

  • 510–520 mm (wide web)

La lunghezza di stampa è variabile e dipende dal passo di fustellatura o dalla configurazione del lavoro.

3.3 Grande formato inkjet

Nel grande formato il riferimento principale è la larghezza del rotolo, generalmente espressa in pollici:

  • 24” (circa 610 mm)

  • 36” (circa 914 mm)

  • 44” (circa 1118 mm)

  • 60” (circa 1524 mm)

Questa categoria comprende poster, pannellistica, banner, materiali per allestimento fieristico e comunicazione retail.


4. Stampa serigrafica

La stampa serigrafica presenta logiche dimensionali differenti rispetto a digitale e offset. Il limite dimensionale è determinato principalmente da:

  • dimensione del telaio serigrafico

  • area utile di stampa

  • configurazione del banco o della macchina

  • tipologia del supporto (carta, plastica, tessuto, pannelli rigidi)

La serigrafia può operare sia su formati assimilabili a quelli offset (50 × 70, 70 × 100), sia su supporti personalizzati e pannelli di grandi dimensioni. Questa flessibilità la rende particolarmente adatta a lavorazioni speciali, tirature medio-basse e applicazioni su materiali non convenzionali.


5. Elementi tecnici da considerare

Indipendentemente dalla tecnologia di stampa scelta, la progettazione del formato deve tenere conto di alcuni fattori fondamentali:

  • abbondanze (bleed), generalmente 3–5 mm per lato

  • margini di sicurezza

  • area effettivamente stampabile

  • direzione della fibra della carta, rilevante nei prodotti piegati o rilegati

  • imposizione e ottimizzazione del foglio

Una corretta valutazione preliminare del formato consente di evitare inefficienze produttive e di garantire una resa qualitativa coerente con le aspettative.


Conclusioni

Non esiste un elenco unico e definitivo dei formati disponibili nella stampa, poiché i limiti dimensionali dipendono dalle specifiche tecniche delle macchine e dei materiali impiegati. Tuttavia, è possibile individuare standard consolidati che costituiscono il riferimento per la maggior parte delle applicazioni:

  • Formati ISO (A, B, C) per il prodotto finito

  • Formati RA/SRA per la lavorazione a foglio

  • Classi 50 × 70 e 70 × 100 nella stampa offset

  • SRA3 e 13 × 19” nel digitale a foglio

  • Larghezze 330 mm e 520 mm nel digitale a bobina

  • Rotoli 24”, 36”, 44”, 60” nel grande formato

Una progettazione consapevole del formato, integrata con la tecnologia di stampa scelta, rappresenta un passaggio strategico per ottimizzare tempi, costi e qualità del risultato finale.